San Giacomo Apostolo

 detto il Maggiore

 

Patrono di Spagna, di pellegrini, cavalieri, soldati e nelle malattie reumatiche.

Festa: 25 luglio.

Etimologia: dall’ebraico “kb”, che segue Dio.

Italiano: Giacomo; Latino: Jacob; Francese: Jacques, Jacqueline; Inglese: James, Jack;

Tedesco: Jakob; Spagnolo: Iago o Diego; Portoghese: Tiago.

Emblema: Conchiglia, cappello da pellegrino, bordone, stendardo.
 
 

– La vita –

Signore, ti ringrazio per il dono della tua chiamata.
Abbandonate le reti, con ardore ti ho seguito.
Mi hai fatto pescatore d’uomini e fervente propagatore
del nome tuo e della tua parola.
Mi hai reso testimone dei miracoli
da te operati nel corpo e nello spirito.
Mi hai privilegiato in particolari momenti
della tua presenza tra noi,
offrendomi di godere la tua gloria nella Trasfigurazione
e di partecipare alla tua straziante agonia nel Getsèmani.
Mi hai insegnato l’umiltà e a divenire servo di tutti.
Mi hai donato lo Spirito Santo
a luce e sostegno nell’apostolato,
con il quale ho annunziato il tuo Vangelo.
Per te ho accettato con animo forte
carcere e battiture coi miei fratelli.
Ora gioisco
nel poter offrire la mia vita per te,
che sei il mio eterno amore.

(Dino Menichetti, da “San Giacomo”, oratorio per soli, coro e orchestra.)

Detto il “Maggiore” per distinguerlo dall’apostolo omonimo, Giacomo di Alfeo detto il “Minore”. Nato a Betsaida, sul lago di Tiberiade, è figlio di Maria Salome e di Zebedeo, e fratello maggiore dell’evangelista Giovanni. Compare al seguito di Gesù fin dall’inizio della sua predicazione: “Mentre camminava lungo il mare di Galilea, [Gesù] vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.” (Mt 4, 18-22).

“Quando [Gesù] ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendete il largo e calate le reti per la pesca”. E avendolo fatto, presero una grande quantità di pesci e le reti si rompevano. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”. Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti coloro che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”. (Lc 5, 4-11).

Per la loro indole forte e ardente, i due fratelli ebbero da Gesù l’appellativo, tra la lode e il rimprovero, di “figli del tuono”: “Costituì dunque i Dodici : Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.” (Mc 3, 16-19).

Il loro carattere irruente trapela in altre due occasioni; la prima volta di fronte all’atteggiamento ostile dei Samaritani che negarono l’ospitalità a Gesù: “Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Ma Gesù si voltò e li rimproverò.” (Lc 9, 54-55). Più tardi, entrambi avanzarono la richiesta di sedere accanto al trono del Messia trionfante, richiesta che offrì a Gesù lo spunto per impartire un nuovo insegnamento: “Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: “Maestro, concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?” Gli dissero: “Lo possiamo”. Ed egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio.” Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.” (Mt 20, 20-28; Mc 10, 35-45). E Giacomo effettivamente bevve quel calice, poiché fu il primo tra gli Apostoli a subire il martirio.

A differenza di Giacomo e Giovanni che lasciarono il padre Zebedeo per seguire Gesù, la loro mamma, Maria Salome, non se la sentì di abbandonare i propri figli, ma decise di porsi al servizio del Signore e degli apostoli: “C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Giuseppe, e Salome, la madre dei figli di Zebedeo”. (Mt 27, 55-56; Mc 15, 40-41).

“Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete.” (Mt 20, 20-22).

Essa divenne anche un’importante testimone della Passione e della Risurrezione del Signore: “Gesù, gridando a gran voce disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti”. (Lc 23, 44-49).

“Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?”. Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui”. (Mc 16, 1-6).

Assieme a Pietro, Giacomo e Giovanni furono i testimoni privilegiati degli atti di Gesù; lo assistettero alla guarigione della suocera di Pietro, alla risurrezione della figlia di Giairo, nella Trasfigurazione e gli furono accanto la notte nell’orto degli Ulivi dopo l’ultima Cena. Facendoli partecipi a questi momenti della sua vita, il Signore volle senza dubbio rivelare ai figli di Zebedeo quale fosse la via che conduce alla vera gloria, una via fatta d’immenso amore ma anche di sacrificio.

“Usciti dalla sinagoga, si recarono in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Gesù, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.” (Mc 1, 29-31).

“Mentre ancora parlava, dalla casa di Giairo vennero a dirgli: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, continua solo ad avere fede!” E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello. Entrato, disse alla gente: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. Presa la mano della bambina, le disse: “Talita kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.” (Mc 5, 35-43).

“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro disse: “Signore, è bello per noi restare qui, farò tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”. Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. Egli ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.” (Mt 17, 1-9).

“Giunsero intanto ad un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate.” Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però sia fatto non ciò che voglio, ma ciò che vuoi tu”. Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: “Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto ma la carne è debole”. Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: “Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”. (Mc 14, 32-42).

Dopo la Risurrezione, Gesù apparve più volte agli apostoli, riuniti in casa o sulla riva del mare di Tiberiade: “Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”; ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “E’ il Signore!”. ” (Gv 21, 2-7).

Trascorsa la Pentecoste, anche Giacomo, come gli altri Apostoli, fu vittima delle persecuzioni mosse dalle autorità giudaiche: “Si alzò allora il sommo sacerdote e pieno di livore fece arrestare gli apostoli e li fece gettare nella prigione pubblica. Ma durante la notte un angelo del Signore aprì le porte della prigione, li condusse fuori e disse: “Andate e mettetevi a predicare al popolo nel tempio tutte queste parole di vita.”.” (At 5, 17-20).

“Richiamati gli apostoli, il sinedrio li fece fustigare e ordinò loro di non continuare a parlare nel nome di Gesù; quindi li rimise in libertà. Ma essi se ne andarono lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo”. (At 5, 40-42).

Ci fu una seconda persecuzione, di cui fu vittima Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, e una terza, più crudele delle precedenti, scatenata dal re Erode Agrippa. Il principe giudeo Marco Giulio Agrippa, nipote di Erode il Grande, era stato imprigionato a Roma da Tiberio, ma divenne in seguito compagno di baldorie del giovane Caligola; salito al trono nel 37, l’imperatore lo inviò in Palestina come re. Un re detestato, perché romanizzato e corrotto, che cercava popolarità colpendo i primi cristiani, tra cui Giacomo.

L’Apostolo venne imprigionato a Gerusalemme, flagellato e decapitato nella primavera dell’anno 42 (o 44): “In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli azzimi”. (At 12, 1-3).

Come Gesù, anche Giacomo morì durante le feste pasquali, essendosi avverata la profezia del suo martirio: “E Gesù disse: il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete”. (Mc 10, 39).

Il re Erode fece una fine ignominiosa: “Improvvisamente un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato gloria a Dio; e roso dai vermi, spirò.” (At 12,23).
 

– La leggenda –

Indi si mosse un lume verso noi
di quella spera ond’uscì la primizia
che lasciò Cristo de’ vicari suoi;

e Beatrice, piena di letizia,
mi disse: “Mira, mira: ecco il barone
per cui là giù si vicita Galizia”.

(Dante Alighieri, Paradiso, canto XXV, vv.13-18)

Secoli dopo nacquero sull’apostolo varie leggende. Secondo una tradizione del VI secolo divulgata da Isidoro di Siviglia, si afferma che l’apostolo Giacomo avesse predicato sette anni in Spagna, recandosi fino a Saragozza dove gli sarebbe apparsa la Madonna del Pilar, ancora oggi venerata; al suo ritorno a Gerusalemme, Erode Agrippa lo fece giustiziare. Il corpo fu trasportato a Jaffa (Haifa) dai discepoli Anastasio e Teodoro, i quali depositarono le spoglie su di una barca di pietra, senza equipaggio ma disposta a navigare. Guidata da un angelo, la nave approdò a Padròn in Galizia, nei pressi del capo Finisterre, l’estrema propaggine di terra spagnola sull’oceano, dove per gli antichi finiva il mondo. I due discepoli, risalito il fiume Ulla, chiesero alla Regina Lupa il permesso di seppellire le sacre spoglie, ma il governatore romano li fece imprigionare; liberati da un angelo, essi ritornarono dalla regina che, impressionata da questo e altri miracoli, si convertì al cristianesimo e concesse ai due discepoli il proprio palazzo come chiesa e sepoltura dell’apostolo. Essi deposero il corpo in un luogo posto a 20 km dalla costa, dove fu eretto un piccolo mausoleo, l’Arca Marmorica.

Dimenticato per 750 anni, il sepolcro venne rivenuto all’epoca di Carlo Magno, nell’813, si crede per opera di un pio eremita di nome Pelagio, il quale era stato guidato dall’apparizione di una stella presso il luogo corrispondente ad un’antica necropoli romana (e in effetti l’archeologia ha dimostrato l’esistenza reale di tombe di quell’epoca). Il monaco comunicò l’accaduto al vescovo di Iria Flavia, Teodomiro, che il giorno seguente, 25 luglio, volle accertarsi personalmente dello strano fenomeno. Identificate le reliquie, il vescovo avvertì Alfonso II, re delle Asturie, il quale notificò la scoperta a tutta la cristianità e dichiarò S.Giacomo patrono di tutta la Spagna; egli fece inoltre edificare un primo santuario, una piccola cappella di pietra e fango. Documenti autentici testimoniano che sin dall’inizio del IX secolo i contemporanei erano convinti che lì, in quello stesso luogo, si venerassero le reliquie dell’apostolo Giacomo. Attorno alla chiesa costruita sul luogo della sepoltura sorse la città di Santiago de Compostela, destinata a divenire il terzo centro di pellegrinaggi medievali dopo Roma e Gerusalemme. Il borgo prese il nome da Sancto Iacòbo o Sant-Yago in spagnolo, e da campus stellae, campo della stella, oppure da compositium, con riferimento all’antico cimitero cristiano che si trovava dove poi è sorta la Cattedrale.

La vita dei cristiani spagnoli a quei tempi era dura, poiché la maggior parte del paese era nelle mani dei musulmani. Tuttavia, si racconta che l’apostolo apparve numerose volte sui campi di battaglia in aiuto ai cristiani, debellando le armate dei mori. Secondo la leggenda, nell’anno 844, durante la battaglia di Clavijo, sarebbe apparso al re Ramiro I un cavaliere su un bianco destriero e con la spada sguainata, figura nella quale tutti riconobbero l’apostolo Giacomo; il sovrano avrebbe riportato la vittoria al grido di “Adiuva nos, domine et Sancte Iacobe” (“Sostienici, signor Santiago”).

Nell’angoscia dell’occupazione araba, si tributava al Santo un culto fiducioso e appassionato, facendo di lui il sostegno degli oppressi e addirittura un combattente invincibile, ben lontano dal Giacomo evangelico. Fu così che egli divenne noto come Santiago Matamoros (il flagello dei Mori). La sua figura divenne, comprensibilmente, di primaria importanza simbolica in Spagna e presto venne conosciuta anche in tutta Europa. Il culto di S.Giacomo, considerato come il difensore della cristianità contro la minaccia degli infedeli, divenne il motore per la campagna militare anti-musulmana nota col nome di Reconquista, e la città di Santiago divenne un baluardo della cristianità al cospetto dei mori, ormai padroni incontrastati del sud della Spagna.

In realtà la riconquista cristiana fu un processo lungo e sofferto, durata circa otto secoli; iniziata nel 722 con la battaglia di Cavadonga, nelle Asturie, terminò nel 1492, l’anno della scoperta dell’America, quando i re cattolici Ferdinando e Isabella entrarono trionfalmente a Granada, ultimo avamposto musulmano.

Bisogna tuttavia affermare che la cultura araba seppe sviluppare la più raffinata società di tutta l’Europa medievale; nelle città di Cordova, Siviglia, Granada vennero costruite moschee, giardini e splendidi palazzi in stile mudéjar, vennero fondate università e scuole d’architettura. L’agricoltura romana venne sviluppata migliorandone i sistemi di irrigazione e introducendo nuove colture e piante da frutto (riso, agrumi, pesche, canna da zucchero). Buona parte delle conoscenze scientifiche e filosofiche degli arabi vennero diffuse in tutta Europa. In linea di massima tanto gli ebrei quanto i cristiani (detti mozaràbi) godettero di una notevole libertà di culto e furono autorizzati a seguire le proprie leggi e usanze. Gli invasori però non costituivano un gruppo omogeneo; spesso sfociavano tensioni tra arabi e berberi e ciò provocò il loro declino. In questo clima instabile e periglioso iniziarono i pellegrinaggi verso la tomba dell’apostolo Giacomo.
 

–  Il Cammino di Santiago –

“…Proprio come la tradizione musulmana esige che, almeno una volta nella vita, ogni fedele compia il cammino che Maometto fece dalla Mecca a Medina, il primo millennio del Cristianesimo conobbe tre rotte considerate sacre; chiunque ne percorresse una accedeva a una serie di benedizioni e indulgenze. La prima conduceva fino alla tomba di San Pietro, a Roma: i pellegrini di questo cammino avevano come simbolo una croce e venivano chiamati “romei”. La seconda portava al Santo Sepolcro di Cristo, a Gerusalemme, e coloro che seguivano questo percorso erano chiamati “palmieri”, poiché avevano come simbolo le palme con cui Cristo fu salutato quando entrò in città. Infine esisteva un terzo cammino, che conduceva fino ai resti mortali dell’apostolo San Giacomo, sepolti in un luogo della penisola iberica dove, una notte, un pastore aveva visto una stella brillare su un campo…Il luogo divenne noto come Compostela – il Campo della Stella – e, ben presto, vi sorse una cittadina che avrebbe attirato viaggiatori da tutto il mondo cristiano. Ai viandanti che percorrevano la terza rotta sacra fu dato il nome di “pellegrini”, e come simbolo ebbero una conchiglia…

Intorno al XII secolo, la nazione spagnola cominciò a sfruttare la mistica di San Giacomo nella lotta contro i mori che avevano invaso la penisola. Vari ordini militari furono creati lungo il cammino, e i resti dell’Apostolo divennero un potente amuleto spirituale per combattere i musulmani, i quali sostenevano di avere con sé un braccio di Maometto…” .

(da “Il Cammino di Santiago”, Paulo Coelho,1987, Ed. Bompiani).

La parola pellegrino deriva dal latino “per agros”, detto di chi cammina attraversando i campi. Già Dante nella Vita Nuova (40,7) indica come pellegrino per antonomasia colui che si reca verso Santiago de Compostela : “Chiamansi ‘peregrini’ in quanto vanno alla casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa’Jacopo fue più lontana dalla sua patria che d’alcuno altro apostolo”, cioè la tomba di S.Giacomo fu la più lontana dalla sua patria di qualsiasi altro apostolo. Nessuno tra gli apostoli, quindi, fu più pellegrino di Giacomo nella sua terra di missione e così sarebbero stati anche i devoti a lui diretti; in seguito, la parola che in origine designava solo i fedeli dell’apostolo venne utilizzata per indicare qualunque altro viandante spinto da motivi religiosi. Secondo una leggenda, S.Giacomo in persona sarebbe apparso al re Carlo Magno, indicandogli la Via Lattea come “el camino de Santiago”, cioè la “via delle stelle”, l’itinerario da seguire per raggiungere la sua casa in Galizia (sempre Dante nel “Convivio” definì la Galassia “quello bianco cerchio che lo vulgo chiama la via de sa’Jacopo).

La scoperta della tomba di S.Giacomo, la fede nella sua protezione divennero uno stimolo enorme contro l’avanzata dell’Islam e già nel X secolo grandi masse di pellegrini dalla Francia iniziarono ad affluire al santuario attraverso i Pirenei. Il Cammino, per opera soprattutto dei monaci cluniacensi, fu veicolo di unità spirituale per la nascente cristianità europea; lungo l’itinerario erano sorti ospizi, chiese, monasteri, soste per ottenere grazie, indulgenze e devozioni che dovevano incoraggiare il pellegrino nel processo di espiazione e conversione. Centri di ristoro e luoghi di culto punteggiavano il cammino; ponti e mulattiere venivano via via creati per superare le gole e i torrenti di montagna, e spesso gli artigiani erano gli stessi pellegrini che mettevano a disposizione la loro tecnica. Il borgo medievale di Santo Domingo de la Calzada deve il proprio nome a San Domenico, un eremita che, nell’ XI secolo, dopo aver costruito una strada e un ponte per i pellegrini, edificò un ospizio per i devoti; ancora oggi nella Cattedrale si trova una gabbia con un gallo e una gallina vivi, a ricordo di un miracolo del santo.

Nel 1170 un gruppo di cavalieri castigliani fondò anche un particolare ordine cavalleresco per la scorta e la tutela dei pellegrini, l’”Orden de Santiago”.

Per coloro che sapevano leggere era persino stata scritta, verso il 1130, una Guida del Pellegrino, indicante tutte le informazioni necessarie per affrontare il viaggio e per visitare lungo il percorso i principali santuari (“visitanda sunt”). L’operetta, suggerita da una lettera poi rivelatasi falsa di papa Callisto II, era stata redatta dal chierico francese Aimery Picaud, con l’appoggio dell’ordine di Cluny, ed era la quinta parte del più vasto Liber Sancti Jacòbi (Libro di S.Giacomo) o Codice Callistino, conservato nella Cattedrale di Santiago: mentre le prime quattro parti erano dedicate a celebrare le gesta dell’apostolo Giacomo, dal martirio alla traslazione del suo corpo in Galizia, la quinta conteneva la descrizione dei percorsi che dalla Francia conducevano al celebre santuario spagnolo. L’autore stesso, dopo una personale ricognizione a cavallo, aveva steso questa guida prevedendo le difficoltà che i viandanti avrebbero incontrato inoltrandosi in terre ancora sconosciute; vi erano inoltre indicate le giornate di cammino, suggerite le tappe, previste le spese necessarie per il viaggio.

Tutto era disciplinato da regole dettagliate: anzitutto era necessario portare un robusto e lungo bastone, non tanto per appoggiarvisi, quanto per tenere lontani i numerosi animali randagi. In secondo luogo occorreva un recipiente per raccogliere l’acqua: una zucca vuota con una conchiglia, la capasanta, che fungeva da coppa. Così riporta il Codice Callistino (L.I, cap. XVII) :

“In nome di Nostro Signore Gesù Cristo, ricevi questa bisaccia, attributo della tua peregrinazione, affinché purificato ed emendato ti affretti a giungere ai piedi di San Giacomo, ove desideri ardentemente arrivare, e affinché, dopo aver compiuto questo viaggio, ritorni a noi con gioia. Con l’aiuto di Dio, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. Ricevi questo bordone, che sia di sostegno nella marcia e nella fatica, per il tuo cammino di pellegrino, affinché tu possa vincere gli assalti del nemico e giungere ai piedi di San Giacomo, e dopo aver compiuto il viaggio, tu possa tornare a noi con allegria, con l’aiuto di Dio stesso, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.”

Bisognava poi fermarsi in località precise per ottenere dal parroco l’attestazione che si erano fin lì seguite le regole canoniche del pellegrinaggio, in sostanza che si stava procedendo a piedi o a cavallo. La guida redatta dal monaco francese era però soprattutto un itinerario sacro: avrebbe condotto in Galizia un viandante purificato, che aveva sostato nei santuari e pregato sulle reliquie che vi erano conservate.

Da qualunque parte si arrivasse, in prossimità di Santiago de Compostela la strada giungeva sulla sommità di un piccolo colle, dal quale si vedevano le torri della Cattedrale; i pellegrini ovviamente si rallegravano: per tale motivo la collinetta prese il nome di Monte do Gozo, il monte della gioia per la meta raggiunta.

Giunto alla meta, il viandante, spesso stanco, affamato e maleodorante, otteneva dalla curia il documento che attestava la validità del pellegrinaggio, cioè la compostela; e a ricordo del viaggio raccoglieva una conchiglia, allora abbondanti sulle coste vicine, che poi appuntava sul mantello. Ancora oggi si ottiene la compostela dopo aver percorso 100 km a piedi o 200 km in bicicletta.

Varie era le strade che giungevano a Santiago da tutta Europa: la Via Francigena, ad esempio, partiva da Roma e attraversava l’Italia centrale e settentrionale; in senso inverso essa era chiamata Via Romea se il pellegrino si recava a Roma. Il Camino Francés è invece quello che ancora oggi s’intende per Cammino di Santiago: esso parte da Roncisvalle, nei Pirenei, e giunge a Santiago de Compostela dopo 800 km attraversando Pamplona, Puente de la Reina, Logrono, Burgos, Leòn, Astorga e Lugo.

Nei secoli XII e XIII il pellegrinaggio a Santiago eclissò Gerusalemme, interdetta ai cristiani, e Roma stessa, che riprenderà il suo posto a partire dal 1300 con l’istituzione del Giubileo.

L’impressionante numero di persone che percorse queste strade favorì uno scambio continuo di merci, pensieri, idee e tradizioni. Determinò lo sviluppo di nuove espressioni d’arte, di folclore, letteratura e forme assistenziali fino allora sconosciute. Contribuì ad affermare una cultura che travalicava i ristretti ambiti regionali; determinò insomma la nascita di una prima coscienza europea.

A distanza di dieci secoli ripercorrere la strada del pellegrino è ritrovare quasi intatto il fascino di un percorso non solo di fede, ma anche di arte, storia, poesia. Per questo motivo il Consiglio d’Europa, nel 1987, ha dichiarato l’insieme dei cammini di Santiago come il primo “Itinerario culturale europeo”, mentre l’Unesco ne ha sancito la tutela dei beni artistici come “patrimonio dell’umanità”.

Papa Giovanni Paolo II compì il pellegrinaggio nel 1982 per l’Anno Santo Compostellano e vi ricondusse tutta la gioventù europea nel 1989: “Io vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale, da Santiago lancio a te, vecchia Europa, un grido pieno d’amore: ritrovati, sii te stessa! Ritorna alle tue radici, rivivi quei valori che resero gloriosa e benefica la tua presenza negli altri continenti. Ricomponi la tua unità spirituale. Gli antichi cammini di Santiago furono l’alveo ordinario della marea di pellegrini europei di ogni età ed estrazione che nel Medioevo, camminando verso la tomba dell’Apostolo, si trovarono ad essere i primi depositari della coscienza europea”.
 

–  La Cattedrale di Santiago  –

“Così passò Nerone, come un turbine, come un uragano, come un incendio, come la guerra, come la morte. Passò. Invece la basilica di Pietro, dall’alto del Vaticano, domina tuttora sulla città e sul mondo.”

(da “Quo vadis?”, Henryk Sienkiewicz, Epilogo).

Più di una chiesa sorse sul luogo che raccoglieva le reliquie di S.Giacomo. Al posto della primitiva cappella di pietra venne eretta per volere di re Alfonso III una nuova chiesa a tre navate, inaugurata solennemente nell’anno 889. Attorno al tempio sorsero altri edifici per gli ecclesiastici, case di mercanti e artigiani, foresterie per i pellegrini e la città iniziò a svilupparsi rapidamente. Nel 997 truppe arabe guidate da Al-Mansur, condottiero del califfato di Cordova, rasero al suolo la città; solamente la venerata edicola sepolcrale fu risparmiata dalla feroce distruzione e attorno a questa fu subito innalzata una nuova chiesa, la terza, anch’essa però insufficiente a contenere le migliaia di pellegrini che giungevano da ogni parte dell’Europa cristiana.

Un nuovo, più grande e importante tempio, l’attuale Cattedrale, venne edificata a partire dal 1075 per volere di re Alfonso IV, quando oramai il pellegrinaggio a Santiago era divenuto una dei fenomeni più significativi e imponenti della religiosità medievale.

Insigne capolavoro dell’architettura romanica, la Cattedrale venne costruita tra il 1075 e il 1211, mentre molte delle decorazioni (cupole, statue, piramidi, ornamenti) furono aggiunte nei secoli seguenti. Una scalinata a doppia rampa sale alla Cattedrale, la cui magnifica facciata settecentesca, serrata da due alti campanili di 76 metri, è un tripudio barocco di colonne, pinnacoli, balconate e statue, dallo stile estroso e ridondante: per questo motivo viene chiamata “Obradoiro”, cioè “opera d’oro”. Attraverso il portale della facciata principale si entra nel magnifico nartece, detto Portico de la Gloria, capolavoro di scultura romanica realizzato nel XII secolo dal Maestro Mateo. I tre archi che danno accesso alle navate sorreggono splendide immagini del Nuovo e del Vecchio Testamento, statue di santi, profeti, con Cristo tra evangelisti e angeli. L’arco centrale è diviso nel suo vano da un elegante pilastrino; i fedeli baciano questa colonna prima di entrare in Cattedrale, accompagnando il rito con un gesto simbolico: la mano aperta, con le dita inserite nei fori creati nella pietra da secoli e secoli di devozione, a ricordare che le diverse vie percorse dai pellegrini si sono unite in un unico cammino.

Sul capitello del pilastrino si trova la statua di S.Giacomo, seduto, con bordone e mantello. Alla base, invece, vi è una figura inginocchiata, detta familiarmente Santo dos Croques (“santo dei bernoccoli”): si crede che essa sia l’autoritratto dell’architetto Mateo. Parecchi studenti battono tre volte il capo sulla sua fronte nella speranza di ricevere così un po’ del suo genio.

L’interno, solenne e severo, è a croce latina con tre altissime navate di armoniche proporzioni; sulla crociera si innalza una grande cupola alta 32 metri. L’altare maggiore è sormontato da una statua di S.Giacomo rivestita di preziosi paramenti e oreficerie; sotto l’altare si apre la cripta, che custodisce le tombe dell’apostolo e dei suoi due discepoli.

Dal transetto destro si accede al cinquecentesco chiostro in stile gotico fiorito. Il portale del transetto destro si affaccia su plaza de las Platerìas (piazza degli Argentieri); è questa l’unica facciata originale della Cattedrale, vero capolavoro romanico con ricco complesso di sculture. Nella parte absidale, su plaza de la Quintana, si trova la piccola porta Santa o del Perdono: essa viene aperta solamente durante l’anno santo Compostellano. Nel transetto sinistro vi è la porta del Paradiso prospiciente la plaza de la Azabacherìa, che ospitava un tempo i laboratori per la lavorazione dell’ambra nera.

Oggetto assolutamente singolare è il Botafumeiro, gigantesco incensiere argenteo del XVII secolo, alto circa un metro e del peso di 60 kg. Durante le festività viene appeso alla cupola e, per mezzo di un ingegnoso sistema di carrucole, viene fatto oscillare paurosamente lungo il transetto da un’esperta squadra di tiraboleiros. L’oscillazione aumenta d’ampiezza fino a percorrere l’intera navata con un’escursione di 180°. Questo rito simbolico aveva inizialmente una funzione pratica: nel Medioevo si riunivano e pernottavano in Cattedrale centinaia e centinaia di pellegrini, giunti esausti alla fine del loro percorso, spesso in condizioni igieniche non proprio ottimali; ecco allora che risultava indispensabile deodorare gli ambienti della basilica. Ora l’incensazione avviene tradizionalmente durante le festività o in altre speciali occasioni, quali le cerimonie di apertura e chiusura della porta Santa.

Le feste più solenni si hanno quando il 25 di luglio, celebrazione del martirio di S.Giacomo, cade di domenica: è questo l’Anno Santo Compostellano, nel quale è possibile ottenere l’indulgenza plenaria. Ciò avviene con la periodicità di 11, 6, 5, 6 anni, formanti un ciclo completo di 28 anni. L’Anno Santo iniziò nel 1122 con una bolla di papa Callisto II, fu confermato da altri papi e gli venne conferito carattere perpetuo nel 1179 da Alessandro III con la bolla “Regis Aeterni”.

I festeggiamenti in onore di S.Giacomo iniziano la sera del 24 luglio con uno spettacolo pirotecnico davanti al sagrato, e proseguono il 25 con una solenne cerimonia religiosa in cattedrale; le celebrazioni si prolungano poi per un’intera settimana.

Il primo Anno Santo del XXI secolo è stato nel 2004, il prossimo cadrà  nel 2010.

Lauro Casali

Coro S.Giacomo

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